Dix Petits Amis Déménagent

Attenzione a chi si affaccia alla finestra, e a chi invece, un po' dispettoso si nasconde per non farsi trovare!

60 / 100

Penso di non aver mai desiderato fino in fondo una casa delle bambole, anche se l’ho avuta.
Ho sempre preferito disegnare gli spazi in cui giocare, trasformarli e con essi anche i personaggi che li animavano. Alle prime pagine di Dix petits amis déménagent è avvenuto il salto temporale, tutto si è materializzato: le mille case in sezione che un tentativo dopo l’altro si sono avvicinate sempre di più alla mia idea di perfezione e di dettaglio, i pezzi di carta ritagliata e colorata, le forbicine da sarta per le minuzie e i quadernoni a quadretti che dal centro diventavano sempre più sottili. Grazie Mitsumasa Anno!

Dix Petits Amis Demenagent

Dix petits amis déménagent apre le porte e le finestre di due case, una nella facciata di sinistra e una nella facciata di destra dell’albo, due interni e due esterni, un vuoto e un pieno. Dieci piccoli amici si muovono al loro interno indaffaratissimi. L’autore ci prende per mano e resta con noi tutto il tempo, il primo indizio si nota subito, una targa al centro della facciata della casa a sinistra “Anno 1981”, l’altro ci ho messo un bel po’ per vederlo, è una piccolissima scritta sui gradini che dall’ingresso vanno alla cucina nella casa di destra “1981 Anno”, è stata una sorpresa e allo stesso una risposta.
Anno, intuibile, è il nome dell’autore, 1981 è l’anno della prima uscita dell’albo con il titolo originale Junin no yukaina hikkoshi – edito da Kuso-Kobo. Non siamo in Giappone però, gli arredi, l’architettura e l’abbigliamento ci portano altrove.

Mitsumasa Anno
Mitsumasa Anno

Prima di dedicarsi all’editoria per l’infanzia, Mitsumasa Anno è stato per diversi anni maestro di matematica alle scuole elementari, nei suoi racconti per immagini sono insiti il gioco e il calcolo che oltre l’aspetto ludico dell’imparare, contribuiscono all’esplorazione immersiva dei mondi raccontati.

Niente di strano quindi nel vedere dieci bambini nel vivo di un trasloco. Immaginiamo ad esempio il gioco dei “travasetti”, di acqua, di sabbia e di qualsiasi altra cosa sia possibile trasferire da un contenitore all’altro, l’esperimento del pieno e del vuoto. Il trasloco, di fatto, rappresenta il continuo divenire del gioco.
Lo spostarsi dei bambini da una casa a l’altra richiede a noi che guardiamo molta concentrazione. Quanti sono? Cosa hanno portato nella nuova casa? Chi è rimasto di là e cosa sta facendo?
Mentre noi contiamo, osserviamo i cambiamenti, qualcuno si nasconde, qualcun altro fa ginnastica, c’è chi trova il tempo di farsi un bel bagno, fra soffitte, cantine e interi piani colmi di oggetti. L’architettura è una cornice fluida, la casa di sinistra si svuota e quella di destra prende vita, il tempo in cui tutto ciò avviene dipende soltanto da noi, da quanto ci occorre per decidere di voltare pagina.

Dix Petits Amis Demenagent
Dix Petits Amis Demenagent

A “travasare” si può giocare all’infinito, proprio per questo, una volta arrivati all’ultima pagina, quando tutti i bambini e tutte le loro cose si trovano nella casa di destra, si può ricominciare da capo, partendo da quella che solo all’apparenza è la fine del racconto.

Dix petits amis déménagent allena lo sguardo, l’illustrazione è leggera, pochi campi di colore acquerellati come punti di attenzione attorno ai quali si articolano le tante storie possibili. Si è portati ad andare continuamente in avanti e indietro, per seguire gli oggetti, dov’erano e dove sono stati ricollocati, per capire dove sono finiti i bambini, ogni volta salta fuori sempre qualcosa di nuovo. Dix petits amis déménagent è un libro senza parole, non ne ha bisogno.

Dix petits amis déménagent – L’école des loisirs 1982
Titolo originale Junin no yukaina hikkoshi – Kuso-Kobo 1981

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